Editoriale pubblicato sul n.2 della VOCE (dicembre 2011)
NON HO PIU’ PAROLE
Editoriale
Anni fa, accettai l’incarico di occuparmi di questo periodico dall’allora Presidente Gen.Marcozzi anche per il rispetto dovuto al mio predecessore Gen. Grieco di cui ancora oggi sentiamo la perdita.
Posi alcune pregiudiziali:
- la libertà di dire e scrivere quello che volevo , nel pieno rispetto dello Statuto dell’UNUCI , delle leggi e del codice di comportamento dei giornalisti italiani.
- La possibilità di rinnovare graficamente e nei contenuti il periodico.
- La necessità di mantenere le tre edizioni quadrimestrali, necessarie a mio avviso, per mantenere costante e fruttuoso il collegamento con i tanti Soci che normalmente non frequentano la nostra Sezione e che non usano il PC e Internet .
- La collaborazione di tutti quelli che volevano un periodico nuovo , più ricco di argomenti e più moderno
- L’introduzione del colore per dare maggior vigore ai contenuti, soprattutto alle immagini.
Molti si sono congratulati per le innovazioni, pochissimi hanno collaborato, se non episodicamente ai contenuti e alle discussioni. Discussioni e stimolazioni che spesso ho tentato di avviare, ma che non si sono mai concretate.Ho avuto molta collaborazione dal solito Col. Leo, dal Gen. Di Nucci e il costante apprezzamento del Gen. Busi che ringrazio ancora per i pacati suggerimenti e il sostegno amichevole. Le peggiorate condizioni economiche hanno impedito le innovazioni che avevo programmato e una migliore impostazione del periodico, limitato a due uscite annue, al solo quartino di copertina a colori e con riduzione delle pagine. In pratica mi hanno impedito di imprimere alla “Voce” quella svolta che avevo in mente.
Nel mio periodo di conduzione siamo riusciti ad aumentare il costo dell’abbonamento e a diminuire la frequenza di uscita e questo non mi sta bene. Non è colpa di nessuno se i soldi non ci sono e ai miracoli io non ci credo, ma il risultato purtroppo è stato questo. La nostra Associazione non sta certo vivendo il migliore dei momenti. In passato ho espresso pubblicamente alcune mie perplessità sulla conduzione centrale e sulle modalità di finanziamento delle Sezioni. Ho espresso la preoccupazione per la costante diminuzione delle iscrizioni e del rinnovo delle quote .
La soppressione degli Ufficiali di complemento, da cui io stesso provengo, ha inciso negativamente e forse non è stata valutata in modo più incisivo. Gli Ufficiali provenienti dal Servizio Attivo hanno la loro Associazione, molti sono iscritti alle loro Associazioni d’Arma. L’UNUCI cerca ancora di essere il compendio e il contenitore di tutte queste istanze, ma i risultati non premiano quanti si impegnano in questo senso. Lascia l’amaro in bocca constatare che alcuni Soci, per lo più di alto grado, hanno ritenuto che il sacrificio di una quota di 50 euro annuali , dovuta anche all’aumento del canone di affitto della Sezione e alla necessità di fornire equipaggiamenti ai Soci che prestano la loro opera nella Protezione Civile, fosse troppo eccessiva per le loro modeste pensioni e che per tale aumento non valesse la pena di rinnovare l’ appartenenza al nostro sodalizio.
Non ho più parole per esprimere la mia personale perplessità sulla mancata modernizzazione delle strutture associative e dei rapporti fra quelle centrali e quelle periferiche.
Non ho più parole per sostenere la necessità di un maggiore collegamento tra l’organizzazione e i Soci.
Non ho più parole per chiedere perché non si provveda a dare maggiore e completa trasparenza al bilancio dell’Ente, al punto di avvertire le grida di allarme quando la maggior parte dei buoi è scappata dalla stalla.
Non ho più parole per esprimere la mia perplessità sui rimedi adottati per evitare il disavanzo annuale. Perché non si sono adottati interventi mirati quando si profilava questa situazione e ci si è limitati a adottare come soluzione l’aumento costante delle quote associative, invece di incidere subito sulle spese?
Non ho più parole per commentare quanto succede nel nostro Paese. Lo Statuto dice che l’associazione è apolitica. Bene!, ma come si concilia con il sistema democratico adottato con la Repubblica il sostanziale divieto ai Soci, cittadini di questa Repubblica, di fare, parlare e commentare la politica. Persino la Chiesa esprime pareri politici; a noi non è permesso. Perché non si è mai reagito con la forza del numero degli Associati alle tante corbellerie e insulti alla bandiera che abbiamo ascoltato inerti in questi recenti anni ? .
Non ho più parole per sostenere che le Associazioni vivono e sopravvivono solamente se gli appartenenti vivono la vita Associativa e non per un sentimento, seppure onorevole, di appartenenza nostalgica. Nostalgia per un periodo che, nel nostro caso, lungo o breve che sia, ha comunque segnato la vita di tutti noi, Ufficiali di ogni tipo e di ogni Arma.
Non ho più parole per esprimere la mia indignazione per com’è stato ridotto questo Paese, per i rinnegati, i separatisti, gli “attaccati alla poltrona, ai privilegi e alle “laute prebende”; e non solo nel mondo della politica.
Alla soglia dei miei 80 anni non ho più parole.
E’ finito per me il tempo delle battaglie; è venuto il tempo del riposo e della meditazione. Per questo motivo ho chiesto al Gen. Busi di affidare ad altri la responsabilità del giornale. E’ tempo che la staffa passi ad altra persona. Non sarà difficile trovare tra i tanti Soci una persona più giovane, con una professionalità più affine al compito facile e difficile di “fare questo giornale”, oppure un mecenate disposto a finanziare e condurre personalmente questa impresa. A questa persona, alla quale darò tutta la collaborazione possibile, auguro di trovarsi ad operare in un quadro economico migliore e di avere a disposizione quei mezzi che non si sono trovati o non si è potuto o voluto cercare, come ad esempio l’inserimento della pubblicità, anche se ciò avrebbe comportato un aumento delle tariffe postali.
Ringrazio tutti per l’amicizia e la stima, ma a 80 anni anche i Cardinali vanno in pensione: il prossimo anno ci andrò anche io.
Renato Gentilini Novembre 2011